Gaetano Di Gregorio
L’incontro con Andrea Branciforti è avvenuto in tempi non sospetti, quando ancora la ceramica non era l’appassionato argomento che oggi ci unisce. Terminati gli studi di architettura, Andrea nella bottega paterna, attrezzata come una piccola impresa, io nel mio piccolo laboratorio veneziano, ci siamo lentamente scoperti, condividendo fin da subito una rischiosa attrazione per gli aspetti più sperimentali della materia: lezioni dei maestri del design, contaminazioni con altri materiali, esperienze in altri paesi e tecnologie industriali. Ci ha uniti, soprattutto, un bisogno comune: riuscire ad orientare la sapienza tecnica delle manifatture calatine verso una ceramica contemporanea.
Una sfida che Andrea coltiva da tempo, con un coraggio che solo di recente sta avendo il riconoscimento che merita e che mi vede alleato, da quando abbiamo messo in comune le reciproche conoscenze e stiamo realmente sperimentando nuove strade.
La prima volta che sono entrato nel suo laboratorio, mi ha colto la sorpresa di trovare tecnologia e attrezzature che non avevo mai visto. Lentamente quel laboratorio e quelle attrezzature mi sono divenute familiari, permettendoci di portare avanti progetti che non restano a Caltagirone, ma si confrontano con il contesto internazionale, proiettando la ceramica locale – non quella tradizionale - nel dibattito contemporaneo. Credo sia una fortuna avere la stessa età, gli stessi interessi e poter realizzare ciascuno i propri progetti, perfezionandoli a vicenda. Ma la fortuna da sola non basta, serve anche impegno continuo, un lungo lavoro di ricerca, molti viaggi, molto pensiero. Il nostro esordio, dopo una preparazione lunga un anno, è stato il Salone Satellite del Salone Internazionale del Mobile di Milano, nell’aprile del 2008, con le teiere e il vaso tulipiere, oggi nella collezione dell’Art Institute of Chicago.
Questo è il frutto del nostro incontro, che permette a me di tornare tra le mie radici, avviando un lavoro che nella mia storia personale di esule ha un grande significato e che aiuta Andrea a forzare i codici e i canoni della ceramica tradizionale, nel tentativo di scriverne una nuova pagina.